Tra mugugni leghisti e procure d’assalto ora Tremonti balla da solo

I guai dei Bot e le preoccupazioni europee rafforzano la posizione di Giulio Tremonti, ma la confusione che regna nella Lega, e le vicende giudiziarie che lambiscono alcuni suoi collaboratori, rendono il ministro dell’Economia più debole nel rapporto con Silvio Berlusconi. Leggi I tentativi degli insofferenti di mitigare la strategia rigorista di Tremonti
19 AGO 20
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I guai dei Bot e le preoccupazioni europee rafforzano la posizione di Giulio Tremonti, ma la confusione che regna nella Lega, e le vicende giudiziarie che lambiscono alcuni suoi collaboratori, rendono il ministro dell’Economia più debole nel rapporto con Silvio Berlusconi. Tuttavia l’effetto, niente affatto paradossale, è che una mediazione incruenta è possibile al vertice di maggioranza – previsto per oggi – sulla manovra economica da approvare giovedì nel Consiglio dei ministri. La riforma del fisco è pronta, e Tremonti la porterà in segno di appeasement a un Berlusconi cui viene consigliata prudenza da parte del suo (non sempre pacifista) entourage. Non si parla di licenziare il ministro, se non tra gli accesi antitremontiani, ma se il vertice andasse male potrebbe essere Tremonti a minacciare le dimissioni.

“Ho parlato con Barroso e con alcuni ministri dei governi europei. Mi sono convinto che la questione del risanamento sia ineludibile, Tremonti si sente impegnato in questa missione e ha ragione”. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, ha incontrato ieri i massimi esponenti del Ppe a Bruxelles e alla vigilia del vertice di maggioranza sulla manovra, al quale parteciperà assieme a Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, usa con il Foglio parole di cautela: “Il momento è serissimo, l’agenda è quella di cui parla il ministro dell’Economia, che concerta poco con gli altri – ed è un difetto – ma non sbaglia l’impostazione. Quelle che Tremonti pone sono questioni che preoccupano tutti i governi europei”. Difatti oggi il superministro si presenterà a Palazzo Grazioli rafforzato dall’assenso europeo di cui Gasparri è stato testimone. Il ministro è confortato nell’analisi anche dai segnali di affanno che gravano sui titoli di stato. Il premio di rendimento pagato dai titoli decennali italiani rispetto al bund tedesco ha segnato un nuovo record: il cosiddetto “spread” ha raggiunto i 222 punti base guadagnando otto punti rispetto a venerdì scorso. E gli speculatori ne tengono conto.

Ma Tremonti dovrà vedersela con il premier, intenzionato a scucirgli qualcosa (sulla prima fase della manovra, “troppi 7 miliardi”). A fianco del premier è schierata una parte del Pdl, che rimane sulle posizioni dure manifestate domenica dal sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto (“manovra da psichiatria”). Mentre resta indecifrabile la Lega, ieri a lungo riunita nella sede di via Bellerio: un partito in stato confusionale per i dissidi interni, ma pronto – così pare – a chiedere a Tremonti la revisione del patto di stabilità per gli enti locali. L’esito della riunione di oggi, che forse avrà una seconda puntata domani prima del Cdm di giovedì, è aperto. Ma si profila una possibile intesa tra le necessità di Berlusconi e Bossi (in difficoltà con il consenso) e le ragioni di bilancio sostenute da Tremonti. Il superministro ha già pronta, assieme alla manovra (che potrà anche essere “lievemente, molto lievemente, limata”) anche la riforma del fisco invocata dal Cavaliere. Tremonti potrà sedersi al tavolo squadernando un piano che prevede tre aliquote Irpef – al 20, 30 e 40 per cento – con innalzamento dell’Iva di un punto per le soglie più alte (10 e 20 per cento).

“Non abbiamo le carte, non conosciamo i numeri, leggiamo tutto dalle agenzie”. Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, racconta così la vigilia del vertice di maggioranza sulla manovra. La discussione questo pomeriggio a casa del premier sarà vera, anche perché le uniche informazioni circolate sulla manovra e sulla riforma del fisco tremontiane sono arrivate ai dirigenti del Pdl attraverso l’Ansa. Ma non tira aria di scontro. Le esternazioni di Crosetto vengono raccontate al Foglio come “uno sfogo personale del sottosegretario, anche se non sgradito al premier”. Segnale dell’indebolimento di Tremonti negli equilibri di potere interni al Palazzo, in particolare nei rapporti con la Lega. Il superministro, oltre a vedere meno saldo che in passato il proprio asse con Bossi, sconta anche gli effetti dell’inchiesta cosiddetta P4 dalla quale sono stati lambiti due suoi strettissimi collaboratori: Marco Milanese e Manuela Bravi (il consigliere economico, che si è dimesso, e la portavoce). Spia della debolezza tremontiana sono anche le parole del solitamente cauto Giuseppe Moles, deputato del Pdl vicinissimo all’ex ministro Antonio Martino: “Siamo al redde rationem: o Berlusconi impone la sua forza e noi dobbiamo aiutarlo per fare una riforma fiscale come la vuole lui, oppure Tremonti ha ragione e vince la sua linea politica demagogica e populista”.